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Approfondimeto: La Carpa

Parlando con alcuni allievi di respirazione prima di una prestazione (statica, dinamica o costante), molti mi hanno chiesto:

"...ma cos'è la carpa?"

"La Carpa", pesce d'acqua dolce....e non solo...
Si tratta di una metodica di respirazione usata di recente, con la falsa speranza di migliorare le performance nelle immersioni in apnea profonda e nelle gare indoor, sottovalutando completamente il grave rischio di traumi da sovradistensione per stiramento delle strutture alveolo-polmonari in piscina e che si rende responsabile degli episodi di edema polmonare nell'apneista in risalita da un tuffo in costante.
Partendo dal principio che Apnea Academy (la nostra didattica) insegna che si inizia una statica o una dinamica con circa il 70/80 % della nostra capacità polmonare, per evitare delle tensioni muscolari controproducenti alla prestazione, seguendo delle spiegazione tratte da una rivista di apnea, cercherò di spiegarvi questa manovra, che sempre più spesso si vede fare dagli atleti durante le competizioni.
La tecnica è un goffo tentativo di aumentare la capacità vitale, muovendo la bocca come se si cercasse di "mangiare aria".
Non vi spiegherò nel dettaglio la manovra, perchè la ritengo molto pericolosa per il neofita che non ha la padronanza e la sensibiltà necessaria ad evitargli dei danni polmonari, ma vi illustrerò la pericolosità.
La carpa, provoca un incremento della quota dell'aria polmonare inspiratoria, che però, funzionalmente, non ha alcun significato, perchè la percentuale di ossigeno che si lega ai globuli rossi resta invariata, e il quantitativo che si discioglie nel sangue è molto basso (meno del 25%).
Durante un tuffo in assetto costante l'aria incamerata con la carpa ristagna negli alveoli ormai sovradistesi dall'eccesso di carico e si renderà responsabile del danno al momento della risalita (riespansione di aria non utilizzata e in eccesso che non trova una via di fuga), che si scaricherà tutta sulla parete dell'alveolo, compresso dall'enorme quantità di sangue presente nei vasi polmonari per effetto del Blood Shift, distendendolo prima e lacerando la sua parete immediatamente dopo.
Effettuando la manovra prima di una statica o di una dinamica, un apneista poco esperto incorrerà in tensioni muscolari a livello toracico, che non gli permetteranno un perfetto stato di rilassamento fisico, e cosa molto più importante, non si accorgerà se incamererà troppa aria rispetto all'elasticità della sua gabbia toracica e del tessuto polmonare, andando incontro a delle possibili lacerazioni del polmone, con conseguente sovradistensione polmonare.

In conclusione, solo un apneista esperto e con un'ottima sensibilità del prorpio fisico, si può permettere di sperimentare questa manovra, percui meglio lasciarla fare ai grandi atleti durante le gare, e noi godiamoci le "belle sensazioni" che ci regala l'apnea fatta senza sforzo e senza tensioni.

Daniele.

25 Mar, 2009 | Daniele | Scrivi un commento - 1416 -
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